Il trade-off fra intelligenza e fede*.
Giunge l’ora di rispolverando un mio vecchio detto, in realtà già apparso tempo fa da queste parti, e recentemente lasciato in sospeso in seguito ad ultimi e scottanti avvenimenti noti a tutti.
Ritengo infatti che se la religione protestante ha contribuito a portare a termine quel processo di disincanto del mondo, ed alla nascita del capitalismo nella società moderna, è come se la religione cattolica abbia invece sempre cercato di re-invertire questa tendenza. Questa pratica si può considerare positiva o negativa, la cosa è soggettiva.
“A man like me is dead in places other men feel liberated”, diceva Elthon John in una delle sue più celebri e recenti canzoni: sono sicuro che egli intendesse certamente altri aspetti rispetto a quello che io sto sottolineando, eppure l’approccio a questo verso non mi ha portato ad altro che a questo accostamento. Ciò accade quando vi è totale mancanza di apertura al cambiamento costante, quasi reattivo, del tessuto sociale, producendo una forma astratta e poco vicina alla realtà delle cose, della persone, e anche degli stessi ideali, cercando invece di sostituirvi i propri.
Non per fare una critica a E.John, non mi permetterei mai. Eppure “dead in old places “, se non per questioni di musicalità, ma per questioni di contemporaneità suonerebbe sicuramente molto meglio.
La “X” preferita dagli Economisti.
Ogni bravo economista che voglia farsi rispettare, come disse maliziosamente uno dei miei professori, e che soprattutto desideri imporre efficacemente le sue teorie indipendentemente dalla loro rilevanza empirica, deve necessariamente creare una legge apparentemente applicabile alla realtà. Il modo migliore per costruire una relazione di tipo “leggioso” è rappresentato dal classico sistema di due funzioni, una crescente e l’altra decrescente, il cui luogo in comune rappresenta il tanto ambito punto di ottimo, o di equilibrio del sistema, fine ultimo della vita di ogni economista degno di nota.
Da qui il mio tentativo di costruire questa fantomatica leggina, per tendere io pure al tanto ambito ruolo sopra descritto. La relazione che vado a proporre riguarda la ricerca del punto di ottimo in un sistema che prevede il livello di abbassamento del finestrino di un’automobile dal lato passeggero, ovviamente non ad apertura elettrica ma a manetta, messo in relazione con i livelli di sollievo e di fastidio dati dal crescente gettito di aria immesso nel sistema dal procedere dell’automobile ad una velocità di circa 80 km/ora, sia per il guidatore che per il passeggero stesso.
Da passeggeri, il nostro è dunque il ruolo del policy-maker, il decisore della politica economica, che deve decidere il livello ottimale di abbassamento del finestrino in relazione al nostro sollievo o di disagio provocato dallo stesso, ed in relazione allo stesso livello di sollievo richiesto dal petulante guidatore dell’automobile (che ovviamente non vuole saperne di abbassare il suo di finestrino). Si suppone costante, e dunque indifferente ai nostri fini, il consumo di calorie necessario allo smuovere della manetta (che dipende verosimilmente dal grado di obsolescenza della vettura, dal livello di grasso sulla maniglia e altre z variabili esogene). Si suppone inoltre la non presenza di altri operatori all’interno del sistema, e che entrambi applichino lo stesso metro di giudizio relativamente al sollievo data una certa quantità di aria fresca.
Esiste dunque un trade-off, o relazione funzionale indiretta o decrescente, tra il livello di sollievo per il passeggero policy-maker ed il grado di abbassamento del finestrino, come ben evidenziato dal Grafico 1.

Grafico 1. Il Trade-Off tra grado di apertura del finestrino e livello di sollievo per il passeggero.
La relazione è ovvia, in quanto già ad un basso livello di immissione di aria nel sistema, il sollievo per il passeggero immediatamente adiacente al finestrino è massimo, mentre invece per livelli via via crescenti di apertura aumenta il livello di fastidio generato dalla crescente forza propulsiva dell’aria entrante.
Ma mentre il policy-maker sarà dunque soddisfatto a bassi livelli di immissione di aria nel sistema, il guidatore, assai più lontano dalla fonte di sostentamento anti-caldo, avanzerà richieste per una maggiore apertura del finestrino, in modo tale che il sollievo dell’aria possa giungere anche alle sue sedi. Per questo motivo dunque, esiste una relazione funzionale diretta, o crescente, tra il grado di apertura del finestrino ed il livello di sollievo del guidatore, cone ben si nota dal Grafico 2.

Grafico 2. La relazione tra grado di apertura del finestrino e livello di sollievo per il guidatore.
A questo punto, incrociando le due funzioni nello stesso grafico, si ottiene il punto di equilibrio generale del sistema, ovvero quanto il policy-maker dovrà immettere aria nel sistema per garantire un adeguato livello di sollievo contro il caldo a tutti i suoi operatori. Questo punto, che chiameremo equilibrio naturale nel mercato dell’aria fresca, è ben evidenziato nel Grafico 3, e viene raggiunto spontaneamente dal sistema attraverso la contrattazione tra gli operatori stessi.

Grafico 3. Equilibrio del Sistema in E*.
Si noti che, attraverso lo stesso metodo di trattazione, si può derivare l’equilibrio generale nel mercato dei beni e servizi, nei mercati finanziari e nel mercato del lavoro.
Del Moltiplicatore di Caz*ate®.
Avevo promesso di pubblicare la più sconvolgente rivelazione scaturita da una una conversazione in chat avuta con il mio collega ilForna, ed allora ve la propongo di seguito
. Si stava parlando del nuovo Project Natal® relativo alla Console XBOX 360® prodotta dalla Microsoft® (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale):
Ecco iRonCic, il nuovo gioiello di casa MatthewStork.
Semplice, versatile, affascinante e provocante. Il tutto con un tocco di stile e classe come solo la MatthewStork sa realizzare. Stiamo naturalmente parlando di “iRonCic“, il nostro nuovo gioiello. Ma cos’è iRonCic?
iRonCic è un abile organizzatore di risorse. Un efficientissimo allocatore e distributore di tutto ciò che si ha a disposizione, nella combinazione più efficiente possibile, il tutto nei tempi più brevi mai visti finora per un essere umano.
iRonCic è disponibile solo in versione Stylish, al costo di 4900$ ad impiego.
[derivato dalle "inutilità" espresse durante la serata del compleanno di Mic.]
2.052 anni senza un erede.
Il 7 dicembre del 43 a.C., a Formiae, Marco Tullio Cicerone lasciava questo mondo assieme ad un vuoto incolmabile. L’ideale politico della concordia ordinum, la concordia diffusa di tutte le classi sociali e di tutti i cittadini onesti, sembra ad oggi un miraggio, un altra assurda possibilità utopica del sistema. Cicerone esaltò questo suo credo in particolare nella sua quarta orazione contro Catilina, nel momento in cui tutti si trovavano d’accordo di fronte alla possibile fine dello Stato. Cicerone sperava, però, che questa sua convinzione potesse durare anche dopo.
In verità, la logica utilitaristica che muove l’uomo, e la società che da esso deriva, non può permettere che questo avvenga.
Uomo politico e geniale avvocato, Cicerone rimane il faro che guida la scuola degli oratori di tutti i tempi (con sommo dispiacere per Socrate, per il quale se non fosse stato condannato forse avrei un’idea diversa, anche se comunque era riuscito a convincere della sua innocenza quasi metà platea).
L’eloquenza che si riscontra oggi farebbe piangere e vergognarsi qualsiasi epigono di Cicerone. Io non dico di esserne un epigono (sarebbe azzardato a 2.052 anni di distanza
), però di esserne un sensibile ammiratore, quello si. La politica, l’informazione, il culto della verità oggi sono allo sbando. Assistiamo a un susseguirsi di uomini che espongono il loro punto di vista pretendendo che questo sia preso come verità assoluta. Ciascuno porta con sé il lume dell’onniscenza, la presunzione che il proprio sia IL Verbo che nessuno potrà mai smentire e che tutti dovrebbero seguire senza fiatare.
Giuseppe Toniolo diceva, distinguendo tra tesi ed ipotesi, che le prime hanno «il semplice valore di concessioni formali da parte di chi vuol indurre altri all’accettazione» delle seconde, essendo queste le «linee di ripiegamento di chi è costretto a constatare l’inattualità delle tesi». Dunque egli sottolinea, in linguaggio “elegante”, come certa gente farebbe meglio a starsene zitta. Purtroppo, invece, la gente è sempre pronta ad aprir bocca, ed a portare ciascuno la sua verità assoluta. Più verità assolute sono allora tante verità relative. Di fronte a questo sapere, che tende all’olismo, cosa fare? I più sono tentati a portare il proprio punto di vista, contribuendo in questo modo all’aumento spropositato della quantità di caz*ate immesse nel sistema.
Io suggerisco una pratica e semplice virtuosa astensione (no, non si tratta della «virtuosa astensione» che proponeva Malthus, non sia mai!), così da poter osservare dall’esterno questa mirabile e caotica armonia, e farsi un idea, tra le troppe verità relative, di quale sia la migliore.
La Perdita Entropica del Byte.
Una delle stranezze dell’informatica in generale su cui mi sono spesso soffermato riguarda quello strano fenomeno che interessa tutte le nostre memorie di archiviazione di massa. La faccenda si può riassumere in questi termini: il mio Hard Disk dovrebbe (e su questo verbo si dovrebbe apporre una ulteriore trattazione, che ora non prendiamo in esame) possedere una capienza, a pieno regime, di supponiamo 100 GigaByte, che chiamiamo X. Ora, il problema si presta accedendo alle informazioni riguardanti l’Hard Disk in questione, in quanto il computer mi rileva una capacità di archiviazione di X – k, dove k è una variabile apparentemente casuale.
Quindi, se il mio Hard Disk, o qualsiasi altro supporto di archiviazione di massa, dovrebbe avere 100 GigaByte, perché in realtà ne ha solo 89?
Il problema si pone anche sotto un altra angolazione: un GigaByte è composto, come noto, da 1024 MegaByte. Gia parlando di 100 GigaByte, dunque, con una semplice operazione dovremmo avere:
100 x 1024 MegaByte = 102400 MegaByte = 102,4 GigaByte
Si nota anche qui, con una semplice dimostrazione, che già la dicitura “100 GigaByte” comporta in realtà una perdita netta di 2,4 GigaByte, dei quali non si fa proprio menzione.
La questione ora entra nel vivo: dove finiscono questi GigaByte magicamente persi, o meglio occultati al nostro Generic User, il quale crede di averne 100, mentre il computer ne fornisce 89, dovendone in realtà fornire 102,4? La perdita netta ammonta in questo caso a 13,4 GigaByte.
La penna Usb con 245 Mega effettivi anzichè 256, l’Hard Disk che ad ogni formattazione perde un Giga di capienza, l’XBOX 360 che già all’inizio ha circa 9 Giga in meno sui 20 di capienza previsti ne sono esempi evidenti.
Quale può essere la spiegazione di questa perdita costante di GygaByte dalle nostre memorie?
Penso a questo punto che negli Hard Disk (come nei cervelli degli uomini, secondo Hegel) vi siano insite delle idee primordiali, delle istruzioni e dei comandi di cui l’Hard Disk avrebbe bisogno, e che vengono estratti a poco a poco con la dura esperienza (formattazione).
Si suppone però che il 90% di questi Byte primordiali sono costituiti da avvisi e casistiche di errore, di tutte le tipologie, in quanto data la vasta gamma di complicazioni, spesso futili, a cui un computer può andare incontro, pare logico che la prima cosa che si debba prevedere a monte sia il tipo di errore a cui l’utente può andare incontro, in modo da potervi in seguito porre rimedio.
La maggior parte degli errori però è grave, e spesso porta al collasso del sistema. Ora, dato che uno dei metodi preferiti dal Generic User per ristabilire il sistema è la formattazione del disco, questo processo, come sopra detto, porta ad aumentare le casistiche di errori insiti nella memoria del computer, innescando così un pericoloso circolo vizioso.
Questo fenomeno prende il nome di Perdita Entropica del Byte, ed è una legge della natura, vera quanto il secondo principio della termodinamica o la legge della fetta biscottata che cade sempre dal lato imburrato.
Metal e Marketing
Una delle cose che hanno sempre attratto la mia curiosità, da attento follower della musica alternativa, Rock ed in particolare Metal quale sono, riguarda la a dir poco strana proliferazione di generi musicali che si è riscontrata negli ultimi anni.
Mi spiego. Un tempo vi era solo il Rock, anch’esso in seguito declinato in alcune sue forme, quali ad esempio il famoso Hard Rock per intenderci, ma anche diverse altre cose per cui non perdo tempo a citare. Molti, tra i quali il sottoscritto, associano alla radice Rock la nascita del Metal, con tutte le derivazioni e differenze che esso comporta nei confronti del genitore.
Un tempo, dunque, vi era anche e solo il Metal, separatosi dal Rock come la costola di Zeus. In seguito, però, molti hanno pensato di ripetere l’esperimento riuscito, creando declinazioni e declinazioni, sempre più sfumate ed impercettibili, di questo genere.
Il Metal si è dunque trasformato in un grande contenitore di tanti sotto-generi. Ma se inizialmente la distinzione in alcune grandi categorie di generi era plausibile, ed io l’accetto ancora, generi quali l’Heavy, il Trash, il Progressive, l’Epic e il Power Metal, in seguito ho assistito al proliferare di generi la cui denominazione mi sembrava quasi ridicola, per usare un eufemismo.
Per riassumere il fenomeno, prendo a prestito una frase del grande Fat Ed, tratta dalla Fat Ed’s Furry Fucking Guide to Metal: «Il Metal si esprime in varie forme: 1. Industrial Metal, 2. Scandinavian Nu Metal, 3. Vegetarian Progressive Grindcore, 4. Black Metal, 5. Superblack Metal, e il 6. Lounge…». Ora, converrete con me, e con il Fat Ed, che il nome con cui certi gruppi coniano la loro declinazione di Metal possa, diciamo “alle volte”, sconfinare nell’assurdo.
Nel cercare di darmi una spiegazione di questo fatto, mi è venuta in mente una particolare strategia di Marketing. Premesso che questa disciplina economica è fortemente basata sull’ignoranza del consumatore a cui è rivolta (esempio classico è il messaggio di fede della Chiesa, sommo capolavoro del Marketing), potrebbe sembrare che un gruppo emergente, coniata una declinazione di Metal prima inesistente, ed ovviamente infarcitone il nome di quanti più aggettivi suggestivi possibili del tipo Devastant Vicious Extremely Metaphysic Metal, possa suscitare un minimo di interesse nell’ascoltatore che non è a conoscenza del suddetto genere.
Maneggiare con cura.
Teoria del Gatto economicus
Diceva Adam Smith che «la natura umana ha una certa propensione a trafficare, barattare e scambiare una cosa con un’altra», e che questa propensione «è comune a tutti gli uomini e non si ritrova in nessun’altra razza di animali». Ora, nella mia modesta umiltà di fronte ad un grande maestro quale Smith, fondatore della cosiddetta economica, mi vorrei permettere di trovare un punto debole nella sua “mano invisibile“, ovvero, quell’ormai celebre meccanismo così armonioso ed utopistico che dovrebbe muovere e correggere tutti i mercati internazionali con tale precisione da poterli mantenere sempre in equilibrio.
Vista la crisi che imperversa da ormai più di un anno a questa parte, di certo penserete che la pars destruens del mio discorso non può che riguardare questa famigerata mano. Ma se Beppe Grillo ha pensato bene di descriverla come “la mano che ci mostra il dito medio”, il mio intento quest’oggi consisteva invece nell’argomentazione dell’ultima parte dell’enunciato smithiano, ovvero quello riguardo agli animali.
In particolar modo, con metodo induttivo ed accurate operazioni di osservazione, recentemente il mio pensiero si è soffermato spesso sui gatti. Diceva sempre Smith, infatti, che «quando un animale desidera ottenere qualcosa da un uomo o da un altro animale, non ha altri mezzi di persuasione se non quello di ottenere il favore di chi può rendergli il servizio».
La vita di un comune gatto domestico, o azienda-gatto come la chiameremo, consiste di poche semplici operazioni: recupero del cibo per il proprio nutrimento, riposo delle membra con il sonno, e soprattutto l’accumulo sproporzionato di coccole, generalmente da padroni di genere femminile.
Ora, posti i termini del problema, il quesito sorge spontaneo: cosa fornisce in cambio l’azienda-gatto per ottenere sul mercato domestico le suddette merci, ed in particolare quella più preziosa, ovvero le coccole femminili, merce forse più ambita dagli stessi uomini e che se fosse quotata alla borsa di New York varrebbe più di un’intera oncia d’oro?
Pare che le padrone femminili, infatti, si accontentino spesso degli occhietti dolci che solo il gatto sa loro fornirgli. Una dimostrazione d’affetto, certamente. Peccato che nel freddo mondo della mano invisibile di Smith gli affetti non siano considerati, e tutta la vita si fondi esclusivamente sull’utilità reciproca, in una distaccata logica di egoismo.
Smith, dunque, non aveva previsto che oltre all’homo economicus vi fosse una particolare specie che pratica il baratto e lo scambio per sua pura convenienza, e questo altri non può essere che il gatto economicus. Fortunatamente, però, il gatto possiede una virtù che manca agli uomini, sapendosi accontentare delle operazioni elementari sopra elencate. O forse vi è proprio un gattino dagli occhi dolci, ed una donna a capo di Wall Strett, alla base della crisi economica che stiamo vivendo?