Come dimenticarsi della Costituzione.
La presunta visione antinomica tra pensiero cattolico ed altre correnti di tipo socialista o marxista riguardo a valori o alla visione della dignità umana rappresenta uno di quei fattori che da sempre alimenta il mio scetticismo riguardo alla coerenza dell’influenza religiosa sull’agire politico. Da tempo sostengo uno storico travisamento del pensiero di Marx, troppo frettolosamente filtrato attraverso le distruttive dittature comuniste, ma che invece ho sempre considerato un filosofo ed economista illuminato, e ad oggi ancora quantomai moderno, oltre che portatore di ideali che oggi a stento si cerca di recuperare come primari.
La perfetta sintesi tra valori di matrice cattolica e di matrice marxista si trova all’interno della nostra Carta Costituzionale da oramai oltre 60 anni. La Costituzione della Repubblica italiana è il simbolo dell’unione del pensiero cattolico e marxista in una visione di società equa e socialmente sostenibile.
Importante è scottante è l’impegno gravoso con cui la nostra Costituzione ha posto in capo alla Repubblica l’obbligo di accudire i suoi cittadini. L’Articolo 3, ponendosi in un’ottica di eguaglianza non formale ma sostenziale, recita che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.» L’Articolo 4, invece, prescrive in capo alla Repubblica un impegnativo diritto al lavoro per tutti i suoi cittadini. E questi sono solo gli esempi che più mi stanno a cuore.
Stento ancora a credere come nelle scuole, gestite come merit goods dallo Stato repubblicano, non venga preso in considerazione l’insegnamento dei principi costituzionali. La Costituzione rappresenta ancora, ad oggi, il più grande serbatoio di valori e di prescrizioni che dovrebbero stare alla base del senso civico di ogni cittadini della nostra Repubblica. Preoccupa, a oltre 60 anni dal suo ingresso in vigore, parlare ancora di una sua inattuazione.






e poi ci lamentiamo del lag di aok
se togli la questione “dio e religione” da entrambi i pensieri, il messaggio che ti resta in mano è lo stesso. il problema è in nome di chi annunciarlo ^^’
Se lo si annunciasse in nome del bene della società e della popolazione, e non del proprio o del proprio ispiratore storico, questa differenza verrebbe meno, e gioverebbe di più alla causa di tutti.
anche così, sicuramente non andrebbe bene a qualcuno
difatti è così ^^’